Fumo, Alcol e Droghe
Alcol:
Che cos’è l’alcol
Nella storia dell’umanità, l'alcool etilico rappresenta la più antica e la più diffusa sostanza psicoattiva d'abuso. L'alcool è preparato da secoli facendo fermentare e/o distillare carboidrati quali la canna da zucchero, la melassa, il grano, il mais, la frutta, le patate, il legno, ecc. Attraverso la loro fermentazione si ottengono bevande dalla gradazione alcolica non superiore al 15%. Per raggiungere concentrazioni più alte occorre un ulteriore procedimento: la distillazione. Allo stato puro l’alcool è un liquido trasparente, incolore, volatile, facilmente mescolabile con altre sostanze e liquidi. E' facilmente infiammabile. Oltre che per fermentazione e distillazione, l'alcool è prodotto anche per via chimica dall'etilene o dall'acetilene, ma non può essere utilizzato per usi alimentari. L'alcool è presente anche in molti farmaci (gocce, sciroppi, ecc.). In Italia gli alcolici sono in libera vendita; il loro consumo è sollecitato da insistenti campagne pubblicitarie ed è all’origine di oltre il 50% degli incidenti stradali. E’ sicuramente la sostanza psicotropa direttamente responsabile dei maggiori danni alla persona, sia a livello fisiologico, sia a livello psicologico. Nonostante la recente attenzione del Legislatore sul tema, sino ad oggi, in Italia, i gravi problemi sanitari e psico-sociali connessi e conseguenti all'abuso alcolico non hanno avuto sufficiente applicazione in ambito istituzionale, né adeguate risposte in ambito assistenziale. L’alcolismo sta assumendo sempre più le caratteristiche di una piaga sociale. Malattie, incidenti, infortuni direttamente o indirettamente connessi all’abuso di alcool. E’ un problema che riguarda tutti, perché ognuno può imbattersi in situazioni provocate dai suoi effetti o nelle persone che ne fanno uso.
Che cos’è l’ubriachezza
L’ubriachezza è l’espressione comportamentale dell’azione dell’alcool sulle cellule cerebrali. L’assunzione di quantità limitate di alcool produce euforia, piacere nel dialogo, disinibizione nel comportamento e un leggero aumento del battito cardiaco. Man mano che si aumenta la quantità di alcool assunto diminuisce la capacità di autocontrollo, fino a raggiungere lo stato di ebbrezza, l’ubriacatura, che è l’effetto caratteristico dell’intossicazione acuta da alcool. La persona in questo stato diventa violento. A dosaggi elevati si giunge alla cosiddetta fase depressiva caratterizzata da sintomi quali: sonnolenza, confusione mentale, rallentamento dei battiti cardiaci, respirazione rallentata e faticosa, difficoltà nel dialogo. Esagerando nell’assunzione di alcool si arriva a conseguenze di una certa importanza per la salute fisica e mentale, da veri e propri black-out di memoria fino ad arrivare al blocco respiratorio, al coma etilico e, a volte, alla morte. I sintomi successivi all’ubriacatura, detta anche “sbronza”, “ciocca” o “ciucca”, sono: mal di testa, nausea e diarrea, ossia le sintomatologie tipiche di sofferenze epatiche e cerebrali.
Che cos’è l’alcolismo
L’alcolismo è una grave forma di dipendenza associata all'assunzione di bevande alcoliche, capace di provocare una grande sofferenza fisica e psicologica nell’individuo che si manifesta con diversa intensità da persona a persona. L'organismo, infatti, si adatta alla presenza dell'alcool, per cui lo stato di ebbrezza è raggiunto dall’assuntore a dosi sempre più elevate. Questo fenomeno è chiamato tolleranza all’alcool o assuefazione all’alcool. L’alcool, infatti, al pari delle altre droghe, provoca assuefazione ed astinenza. Una volta che l’organismo è ormai assuefatto all’alcol, quando i sintomi dell'intossicazione acuta si attenuano o scompaiono, subentrano i sintomi dell’astinenza da alcool. A questo punto, quasi inconsapevolmente, la persona che fa uso abituale di alcool è diventato un alcolizzato, è scivolato lentamente ma inesorabilmente verso la più subdola condizione di tossicodipendenza: la dipendenza da alcool. L'alcolismo è riconosciuto come uno dei più gravi problemi della salute pubblica. Negli Stati Uniti è al terzo posto per mortalità dopo le malattie cardiache e il cancro. I problemi di salute ad esso collegati costano alla comunità molti miliardi ogni anno. L’alcolismo, inoltre, non danneggia soltanto l'alcolista: altre persone sono colpite dai suoi effetti in casa, sul lavoro o sulla strada. Si tratta di un comportamento compulsivo, ossia di una condotta tipica del tossicomane, perciò una persona si trova progressivamente a non poter controllare il desiderio di assumere dell’alcool, nonostante i rischi e i danni che ne derivano tanto sul piano sociale quanto su quello sanitario. Si stimano in oltre un milione e mezzo gli alcolisti in Italia, ma il numero sale a tre milioni e mezzo se si considerano le persone che hanno in generale problemi di abuso di alcool.
Effetti dell’alcol
L'alcool è una droga, quindi una sostanza tossica e, come tutte le sostanze tossiche, ha effetti diversi a diversi dosaggi. I suoi effetti sono paragonabili a quelli di qualsiasi altra droga perché, al pari delle droghe, agisce sul Sistema Nervoso Centrale, crea dipendenza psico-fisica, assuefazione e disturbi comportamentali anche molto gravi. L’alcool, assunto in piccole dosi, ha effetti euforizzanti, la lingua si scioglie e può avere anche effetti stimolanti o calmanti. Già con un uso assiduo, l’alcool porta ad un’attenuazione della disposizione e della prontezza all'autocontrollo in una persona. La perdita delle inibizioni e dell'autocontrollo portano spesso a comportamenti aggressivi e in alcuni individui aumentano la predisposizione alla violenza. In stato di ebbrezza la percezione è molto ridotta, il coordinamento dei movimenti è disturbato, diminuiscono la prontezza di riflessi e la sensibilità al dolore. In caso di pesante ubriachezza si comincia a balbettare e a barcollare, si diventa particolarmente loquaci, si parla da soli. Se l'ubriachezza è eccessiva può provocare vomito, forte perdita dell'equilibrio e condurre a uno stato di disperazione. Infine, cessano di funzionare i nervi motori, si spegne la coscienza e incombe la minaccia di un'intossicazione con conseguenze letali. L’intossicazione cronica da alcool causa danni molto gravi ed irreversibili per l’organismo. La tossicità di questa sostanza è troppo spesso sottovalutata, come pure i problemi o le cause della dipendenza.
Danni fisici
L’organismo di una persona che usa o abusa abitualmente di alcool è un organismo minato. L’alcool, infatti, ha un assorbimento rapidissimo dal corpo attraverso ilsangue e trasformato dal fegato per circa il 90% della quantità assunta. La restanteparte viene eliminata da reni e polmoni. Le tossine sotto forma di metaboliti restano all’interno di vari apparati ed organi del corpo, danneggiandoli irrimediabilmente.
Come causa diretta:
- fegato (patologie e cirrosi epatiche, tumori al fegato);
- Cuore e vasi (disfunzioni circolatorie);
- Stomaco, esofago, intestino e pancreas (tumore);
- Disturbi mentali e comportamentali (delirium tremens, epilessia, allucinazioni,
- Atrofia cerebrale, schizofrenia e psicosi simili);
- Sindromi e patologie gravi della corteccia cerebrale;
- Delirio cronico di gelosia (legato all’impotenza sessuale, frequente negli alcolisti).
Come causa indiretta:
- Traumi ed invalidità permanenti occorsi in incidenti domestici e stradali;
- Morte a seguito di trauma;
- Tumori;
- Depressione;
- Suicidio.
I giovani e l’alcolismo
I giovani, più vulnerabili rispetto agli effetti fisici e psichici dell’alcool, sono considerati particolarmente a rischio. Mortalità giovanile: un giovane su quattro tra 15 e 29 anni, in Europa, muore a causa dell’alcool, primo fattore di rischio di invalidità, mortalità prematura e malattia cronica nei giovani. Tra il 40% e il 60% di tutte le morti nella regione europea dovute a ferite intenzionali e accidentali sono attribuibili (ricerca Dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’Europa) al consumo di alcool che costa, nel complesso, alla società una quantità pari al 2-5% del Prodotto interno lordo. Nella fascia d’età tra 18 e 25 anni, viene evidenziata un'elevata incidenza di patologie traumatiche correlate all’alcool, un preoccupante aumento delle violazioni di legge, nonché dell'abuso contemporaneo d’alcolici ed altre droghe. Purtroppo la pubblicità non aiuta di certo la riduzione del consumo di bevande alcoliche, anzi il marketing delle industrie che producono queste bevande considera i giovani il target d’eccellenza. I giovani sono soprattutto di sesso maschile, hanno iniziato a bere in compagnia di amici, in un bar o pub, in un ristorante. La motivazione di base è la ricerca di un migliore rapporto con gli altri. Il giovane comincia a bere soprattutto nei momenti di euforia e/o di noia. Questo percorso sembra ormai noto a tutti e sembra essere la costante di molte situazioni di abuso, non solo di bevande alcoliche, ma sempre più spesso anche di sostanze stupefacenti. In molte occasioni il giovane utilizza sostanze stupefacenti e/o alcool per essere al centro dell'attenzione nel gruppo dei coetanei, per fare nuove amicizie, per conquistare l'altro sesso. Una sempre più endemica insicurezza, la noia, l'incapacità di essere originale e simpatico conducono il giovane verso l'assunzione di dosi sempre più massicce di alcool e droghe varie.
Fumo:
Storia del tabacco:
E' una pianta originaria del Sud America, importata in Europa in tempi antichi, probabilmente nel periodo delle prime spedizioni spagnole nel Nuovo Mondo. Alla stessa famiglia appartengono anche piante di uso comune come il pomodoro, la patata, il peperone e la melanzana. All'inizio del XVI secolo, periodo in cui il tabacco venne introdotto in Spagna e in Portogallo, veniva considerato una pianta con potere medicinale e il concetto rimase inalterato nel corso degli anni, fino a quando non si incominciarono a conoscere i suoi effetti pericolosi per la salute. In un primo tempo si fumava la pipa, in seguito il sigaro e nella seconda metà dell'ottocento arrivò la sigaretta che si afferma in modo definitivo in Europa. Per lunghi anni non si valutarono gli effetti del tabagismo, anzi se ne lodavano gli effetti benefici e medicinali e solo lentamente, verso la fine del seicento, si incominciò a considerare il fumo come un pericolo per la salute delle persone. Occorse molto tempo per stabilire il reale danno procurato dalle sigarette e dai suoi componenti, anche perché i sintomi immediati come la tosse e l'espettorato vennero inizialmente sottovalutati e poco considerati, ma purtroppo i riscontri della reale pericolosità aumentarono con il tempo fino ad arrivare ad avere i primi dati scientifici e seri, per esempio quelli sul rapporto esistente tra il fumo e il cancro ai polmoni. Molti studi sono stati fatti in seguito sul tabacco, mirati tutti a conoscere a fondo la sostanza e i suoi componenti per poter capire meglio gli effetti nel tempo.
Cosa c'è nel fumo
Per le sigarette vengono utilizzate le foglie del tabacco essiccate e trattate con diversi additivi aromatici che ne migliorano il sapore; oggi si utilizzano miscele composte da diversi tipi di tabacco e da altri ingredienti tenuti nascosti dai produttori. Quando il fumatore "tira", inspira direttamente il fumo prodotto dal tabacco che brucia, il quale agisce su labbra, cavità orale, gola, trachea; inoltre bisogna considerare il fumo prodotto dalla trasformazione della sigaretta in brace che, attraverso il naso, raggiunge anch'esso la trachea dove si concentrano i due tipi di fumo. Dalla combustione del tabacco e della carta che lo avvolge si sviluppa un fumo contenente 4.000 sostanze diverse delle quali 40 considerate cancerogene. Il fumo contiene sostanze irritanti come l'acido cianidrico, l'acroleina, la formaldeide, l'ammoniaca, il monossido di carbonio e l'acido prussico, immediatamente dannose per l'apparato respiratorio. La loro azione si esplica specialmente sulla mucosa di rivestimento dei bronchi e particolarmente su quelle cellule provviste di ciglia deputate alla pulizia che impediscono l'entrata nel polmone alle polveri, ai germi e alle sostanze tossiche in genere. Vengono così ostacolati i meccanismi di difesa dei polmoni, si favoriscono infezioni perché gli organi sono più esposti e indeboliti; se l'azione irritante continua, viene alterato anche il normale processo di rinnovamento cellulare dei polmoni. La continua azione irritante del fumo finisce per provocare la tosse, un'eccessiva secrezione di muco e, con il passare del tempo, anche patologie come la bronchite cronica e l'enfisema polmonare. Il primo sintomo di questi effetti dannosi sono proprio la tosse e il catarro che il fumatore accusa preferibilmente al mattino. Il fumo delle sigarette contiene anche 24 metalli tra i quali il cadmio che nel sangue dei fumatori è da 3 a 4 volte superiore rispetto ai non fumatori. Altra presenza pericolosa è quella rappresentata dal benzolo, che nuoce specialmente agli organi emopoietici e può essere quindi causa di leucemie. Altro costituente della parte corpuscolata è il catrame, composto a sua volta da centinaia di sostanze di sicuro effetto cancerogeno sull'apparato respiratorio, sul cavo orale, sulla gola e sulle corde vocali ; tra le sostanze, comprese sotto il nome di catrame, le più pericolose sono il benzopirene e gli idrocarburi aromatici capaci di attraversare la placenta e di causare effetti tossici cumulativi. Immediato risultato del catrame è il colore giallo dei denti, il gusto di amaro in bocca e l'irritazione alle vie respiratorie. Il monossido di carbonio (CO) si sprigiona dalla sigaretta accesa e viene immesso nei polmoni con la respirazione, "bloccando" l'emoglobina del sangue in una percentuale persino del 15% nel forte fumatore, riducendo la possibilità del sangue di trasportare ossigeno ai tessuti: la capacità del monossido di carbonio di legare l'emoglobina è infatti 325 volte superiore a quella dell'ossigeno. Il risultato di questo è che i tessuti sono parzialmente privati di ossigeno e il cuore deve lavorare con un impegno maggiore; si ha una degenerazione adiposa dei vasi e la loro calcificazione, la pelle invecchia precocemente, i capelli sono più deboli e il rendimento fisico cala. Il filtro della sigaretta può parzialmente ridurre la quantità delle sostanze che arrivano nelle vie respiratorie, ma certo non è in grado do eliminarle: gli esperti raccomandano infatti di fumare la sigarette fino a un massimo di 2/3 perché le prime boccate sono meno dannose grazie al fatto che il filtro e il tabacco assorbono la nicotina e il catrame. Nella parte finale della sigaretta il tabacco, che viene inalato e fumato, è così saturo di nicotina e di altri composti chimici da inondare le pareti polmonari con catrame liquido in una quantità tale da causare secrezioni maggiori che quelle avute durante il fumo degli altri 2/3 di sigaretta.
La nicotina
Sicuramente l'elemento che maggiormente determina assuefazione e che fa del fumo una delle tossicodipendenze più pericolose è la nicotina contenuta nella sigaretta: è un forte alcaloide naturale presente nelle foglie del tabacco con una percentuale di concentrazione compresa tra 2 e 8%, quantità questa non particolarmente tossica anche grazie al fatto che la sostanza viene eliminata rapidamente dal fegato. La nicotina è un eccitante che accelera i battiti cardiaci e sottopone il cuore ad un maggior lavoro, ma i suoi effetti sul sistema nervoso sono anche più duraturi: l'inalazione del fumo è un metodo straordinariamente efficace per apportare nicotina al cervello dove si verificano alterazioni a livello psichico e si crea la dipendenza: chi la aspira si abitua con facilità e desidera altra sostanza fino a quando non riesce più a farne a meno.Viene assorbita a livello polmonare, entra nel circolo sanguigno e raggiunge il cervello in 8/10 secondi dove stimola la liberazione di un mediatore chimico (dopamina) e modifica la trasmissione degli impulsi nervosi attivando funzioni cerebrali legate all'attenzione, alla concentrazione e all'umore; inoltre viene favorito il rilassamento e si determina la riduzione di stress. Dopo l'effetto eccitante iniziale, provocato dal rilascio di altri neurotrasmettitori, come ad esempio l'adrenalina, che danno come una sferzata alla mente e al corpo fornendo l'impressione di un potenziamento fisico e mentale, subentra un secondo momento di depressione che spinge ad accendere nuovamente una sigaretta e ad aumentare la dose di fumo per mantenere costante il livello di nicotina nell'organismo: questo crea la dipendenza da nicotina. Il fumatore accanito, infatti, arriva ad accendere una sigaretta ogni 15/30 minuti, perché proprio questo è il lasso di tempo occorrente per eliminare la dose di nicotina di una sigaretta. La nicotina è anche responsabile della diminuzione dello stimolo della fame e del calo ponderale che spesso si determina nei fumatori. Il problema della dipendenza diventa molto grave quando si vuole smettere di fumare, perché in questo caso si manifesta una vera crisi di astinenza con una sintomatologia caratterizzata da voglia irrefrenabile di fumare, irritabilità, aumento dell'appetito e difficoltà a dormire. Questi sintomi si manifestano velocemente, dopo poche ore di sospensione dal fumo, raggiungono la massima intensità nei giorni successivi e generalmente durano per circa 4 settimane. Il rischio è l'instaurarsi di un circolo vizioso che inizia con la ricerca di sensazioni piacevoli e stimolanti attraverso il fumo, mantenute tali dall'effetto della nicotina e finisce con il consumo continuato ed eccessivo di sigarette per riuscire ad annullare i sintomi di astinenza. La dipendenza da nicotina non è molto dissimile da quella ottenuta con l'uso di altre droghe, come la cocaina o le anfetamine: sembra che la nicotina abbia persino un maggior potere di indurre alla dipendenza di quanto ne abbiano altre sostanze, tanto che ultimamente è stata dichiarata droga a tutti gli effetti. La dipendenza psicologica, variabile da un individuo all'altro, si aggiunge e peggiora quella fisica. I produttori di sigarette erano a conoscenza della capacità della nicotina di generare dipendenza, ma hanno tenuto nascosti i dati delle loro ricerche con molta attenzione, perciò oggi si pensa che la scelta di non informare l'utente sui rischi fosse stimolata proprio da questa proprietà della sostanza che ha reso dipendenti dal fumo e quindi compratori di sigarette milioni di persone. Dal 1990 esistono leggi che regolano il contenuto di nicotina e ne limitano in 1,2 mg. la quantità massima possibile per sigaretta.
Danni alla salute:
Bisogna capire quali siano i reali danni del fumo per poter decidere di smettere. Il 90% circa dei fumatori conosce le conseguenze fatali del fumo, altri vedono nel consumo di sigarette un fattore di rischio per la salute e altri minimizzano l'entità dei danni evitando un'informazione corretta per il timore di doversi privare di un piacere. La vera pericolosità del fumo è comunque ignorata da molti , anche perché i rischi reali spesso sono velati dalla falsa verità che la pericolosità effettiva del fumo non sia ancora scientificamente dimostrata. Questo non è vero, infatti alcune statistiche affermano che muoiono per fumo più persone di quante ne muoiano ogni anno per incidenti stradali, per eroina, AIDS, omicidi e suicidi.
Gli effetti del fumo sono stati sottovalutati fino agli anni 90, ma oggi dopo lunghi studi si può affermare che è il maggior pericolo per la nostra vita e che uccide più vite umane di qualunque altra malattia . Ogni anno nel mondo muoiono 3 milioni di persone per le conseguenze del tabagismo, specialmente nelle nazioni industrializzate. Il 50% dei fumatori muore a causa dei danni procurati dal fumo, 1/4 nella fascia d'età compresa tra i 35 e 65 anni e un altro quarto del totale in età più avanzata. Migliaia di morti per cancro sono dovute al fumo di tabacco: infatti nel tabagista il carcinoma polmonare ha una frequenza di 20 volte superiore che non tra i non fumatori e circa il 90% di tutte le patologie cancerose polmonari riguarda i fumatori di sigarette.Le probabilità di ammalarsi di questa patologia aumentano di 10/15 volte fumando 20 sigarette al giorno e di 5 volte già con 10 sigarette. Il rischio in definitiva aumenta in rapporto ad un consumo maggiore. Oggi si è notato un aumento anche dei tumori della cavità orale, della vescica, dello stomaco e del colon. Il fumo contribuisce ad una morte su tre per patologie cardiache a causa degli effetti sui vasi coronarici, infatti si stima che sia responsabile del 60% delle malattie cardiache con decorso infausto. Drammatiche sono le previsioni fatte dall'Organizzazione Mondiale della Sanità nei confronti del numero di morti per patologie cardiache, polmonari e tumorali determinate dal tabagismo nei prossimi anni se non avverrà un cambiamento di mentalità e di comportamento. E' certo che il fumo abbrevia la vita dei fumatori di circa 8,3 anni secondo alcuni studi, altri parlano di un accorciamento della vita di 12 anni, ma tutti sono concordi nel dire che i fumatori muoiono precocemente sacrificando una buona parte della loro vita al piacere del fumo.
- Il fumo è considerato un fattore di rischio per molte patologie del sistema circolatorio:
- la pressione sanguigna registra praticamente da subito un aumento di 30 mmHg.
- arteriosclerosi , patologia questa causata dal restringimento delle arterie che, quando diventa eccessivo, comporta gravi conseguenze per l'organismo.
- patologie dei vasi coronarici , angina pectoris, infarto e arresto cardiaco per la carente e insufficiente circolazione, debolezza cardiaca.
- restringimento delle arterie renali con ipertensione e insufficienza renale.
- restringimento dei vasi delle gambe e di quelli che forniscono sangue al cervello con conseguenti disturbi dell'udito, vertigini, ictus ed emiparalisi.
I fumatori spesso offrono di disturbi circolatori alle gambe e sviluppano quella condizione morbosa nota con il nome di "gambe del fumatore": questo patologia consiste nel restringimento e nell'occlusione di arterie delle gambe, con conseguente manifestazione dolorosa durante la deambulazione, perché il fabbisogno di ossigeno nel muscolo aumenta, ma questo non può essere soddisfatto a causa della diminuita capacità dei vasi sanguigni. Il dolore che compare all'improvviso mentre si cammina, segnale questo della deficienza di ossigeno, costringe la persona a fermarsi per alcuni minuti, poi riprende a camminare per fermarsi nuovamente alla successiva manifestazione dolorosa. Tanto più sono frequenti e ravvicinati gli attacchi dolorosi tanto è maggiore il restringimento a carico dei vasi, che può assumere proporzioni molto gravi tanto da portare, nei casi estremi, all'amputazione dell'arto interessato. La quota annua di amputazione viene stimata a più di 300.000 casi. Spesso viene sottovalutato il fatto che la grande maggioranza dei fumatori muore per infarto cardiaco e per sclerosi coronarica, addirittura 3 volte di più che i non fumatori. L'età media del primo infarto tra le persone non dedite al fumo è di 63 anni, nei fumatori di oltre 25 sigarette al giorno è di 53 anni, in quelli accaniti che fumano 2 pacchetti al giorno l'età si abbassa a 51 anni. Il rischio aumenta anche in rapporto all'età d'inizio al fumo, cioè gli uomini che hanno incominciato a fumare in gioventù e che tendono a fumare sempre di più hanno un tasso di mortalità estremamente elevato. Il fumo non danneggia un solo organo, ma nuoce a più sistemi organici importanti per la vita, alterando cosi' le funzioni e aprendo la via a molte patologie:
- Il tabagista soffre frequentemente di ulcere gastriche e intestinali , perché il fumo influisce sulla produzione degli acidi gastrici e inibisce la guarigione delle ulcere, ostacolando il successo del trattamento medico.
- Le sostanze cancerogene del tabacco vengono eliminate attraverso i reni e la vescica, così tra i fumatori si nota una elevata frequenza di tumori specialmente alla vescica , probabilmente a causa della ritenzione prolungata di urina al suo interno.
- Immediatamente esposte al fumo e ai suoi effetti sono le vie respiratorie , specialmente il naso, la faringe, la trachea e i bronchi, perché sono questi gli organi deputati al trasporto dell'aria inspirata fino ai polmoni, che sono gli organi deputati allo scambio gassoso con il sangue. Un danno alle strutture polmonari, cioè gli alveoli, che intervengono in questi processi di scambio pregiudica notevolmente la respirazione e porta a una situazione patologica anche grave.
- Un altro danno correlato al fumo è l'impotenza: secondo un inchiesta condotta in America è più frequente del 50% tra i fumatori che non tra coloro che non fumano. L'alta incidenza di disturbi sessuali è da mettere in relazione con i problemi circolatori causati dal fumo.
- Le ossa non sono esenti dai danni del tabagismo, in fatti il fumatore spesso soffre di dolori alla schiena a causa dell'effetto che la nicotina ha sulla circolazione del sangue. I dischi intervertebrali non ricevono una quantità di sangue e di nutrimento sufficienti, degenerano e diventano lentamente più sottili.
- La bocca del fumatore è sovente colpita da gengivite , che s'insinua gradualmente nei tessuti più profondi del parodonto, causandone anche l'infiammazione che può con il tempo determinare la caduta dei denti.
Secondo alcuni dati si ammalano ogni anno di carcinoma orofaringeo da 15.000 a 18.000 persone, la metà delle quali in modo mortale. Negli uomini sotto i 50 anni questa patologia tumorale è la causa di morte più frequente. Tumori della laringe, della labbra e dei polmoni, ulcere maligne del cavo orale, delle gengive, della faringe, e della laringe sono tutte conseguenze gravi del fumo. Il 95% dei casi di cancro alla laringe sono dei fumatori che consumano almeno 20 sigarette al giorno. Modi sani di fumare non esistono, infatti i fumatori di pipa sono particolarmente colpiti dal cancro alle labbra, ma anche chi mastica o fiuta il tabacco corre seri rischi. E' ormai certo che i carcinomi della cavità orale vengono favoriti da tutte le diverse modalità di consumo del tabacco e il rischio di contrarre la malattia aumenta soprattutto nelle parti in cui viene posto, per esempio, il tabacco da masticare. Il fumo di sigaretta, soprattutto se associato all'alcol, rappresenta nel mondo occidentale un rilevante fattore di rischio nei confronti del carcinoma esofageo; inoltre aumenta il rischio di sviluppare adenomi del colon, e tumori del fegato: insomma tanto maggiore è il consumo di sigarette e di alcol, tanto più grande è il rischio che si corre di ammalarsi.
La droga:
Secondo la definizione del dizionario Zanichelli, oltre che “sostanza aromatica vegetale usata per condire le vivande” la droga è “una sostanza di origine vegetale, o sintetizzata chimicamente, capace di provocare modificazioni più o meno temporanee e dannose sull’equilibrio psico-fisico di chi le assume”. Ė, quest’ultima, sostanzialmente, anche la definizione che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha attribuito alle droghe nella metà degli anni ’60, proseguendo però ad ingenerare confusione rispetto a molti farmaci, ad alcune bevande alcoliche, al fumo e persino al the e al caffè. Ė quindi più corretto, parlare di sostanze, siano essere di origine vegetale o sintetizzate chimicamente per restare alla definizione del dizionario, “stupefacenti”, indicando con esse quelle sostanze, commerciate illegalmente, che alterano il comportamento dell’individuo e che provocano effetti assai gravi sull’attività cerebrale, fisica ed emotiva. Se dunque, semanticamente, la “droga” viene fatta risalire all’olandese “droog” (secco) e quindi a quei vegetali per l’appunto secchi dai quali venivano estratti medicamenti e spezie, sul piano scientifico – ma anche su quello di accezione corrente – viene considerata droga quella sostanza che provoca una alterazione delle funzioni biologiche dell’organismo, modificando al contempo il comportamento di chi le assume, il loro umore e il modo di rapportarsi con gli altri. Un doppio effetto, quindi, quello a livello biologico e quello psicologico, che poi coinvolge inevitabilmente anche il livello sociale. Dal punto di vista fisiologico, l’assunzione anche occasionale di una sostanza stupefacente provoca una interferenza con i processi biochimici che regolano l’organismo e che ne garantiscono la normalità. Agendo sui meccanismi cerebrali, tale interferenza compromette inevitabilmente l’equilibrio psicologico, portando l’individuo ad abbassare le sue capacità di far fronte a situazione di disagio ambientale o interpersonale. Una delle caratteristiche delle droghe, o più propriamente delle sostanze stupefacenti, è quella di provocare nell’individuo che le assume una condizione di dipendenza che può essere anch’essa, a seconda della droga o dell’attitudine personale, una dipendenza fisica (“assuefazione”) o psichica. Nel primo caso, che si verifica anche per i fumatori o per chi assume regolarmente sonniferi e psicofarmaci, la sostanza avrà modificato il sistema di equilibrio del corpo umano richiedendo quantità sempre maggiori in base all’aumento della tolleranza e provocando, in caso di sospensione del consumo, dei sintomi di astinenza più o meno accentuati. Nel secondo caso, quello della dipendenza psichica, subentra solo un bisogno psicologico di assumere continuativamente una sostanza stupefacente. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la dipendenza psichica è "la tendenza a continuare ad assumere la droga per fluire di un senso di benessere e per evitare il disagio della sua assenza". Ciò non toglie, però, che a lungo andare anche l’uso di droghe che provocano dipendenza psichica possono avere conseguenze gravi sull’equilibrio fisico oltre che mentale dell’individuo.
Droghe leggere e droghe pesanti
La classificazione, di uso corrente, tra droghe “leggere” e droghe “pesanti” non si basa su fondamenti scientifici ma piuttosto sulla pericolosità in termini individuali e sociali. Una classificazione generale delle droghe universalmente riconosciuta non esiste, ma esse possono comunque essere raggruppate in base ai loro effetti farmacologici in tre categorie:
- Droghe deprimenti che comprendono oltre agli oppiacei anche farmaci come i barbiturici e i tranquillanti
- Droghe stimolanti che comprendono la cocaina l’anfetamina ma anche la caffeina e i farmaci antidepressivi
- Droghe allucinogene tra i quali la canapa indiana e l’LSD.
Droghe più conosciute:
- Marijuana Si ricava dalle infiorescenze e dalle foglie della “cannabis”, o canapa indiana, una pianta originaria dell’oriente e presumibilmente una delle prime che sono state coltivate dall’uomo. La mistura ottenuta dal miscelamento delle infiorescenze e dalle foglie della “cannabis” appare simile al tabacco e come tale viene assunta, fumata miscelata al comune tabacco o in forma pura. Gli effetti più comuni, che possono cambiare da un assuntore all’altro, consistono in uno stato di euforia, in una sensazione di benessere ma anche di sonnolenza e da una espansione delle percezioni sensoriali e di un aumento dell’appetito. Usata anche a scopo terapeutico, non provoca effetti da astinenza, non dà dipendenza fisica ma può provocare dipendenza psicologica.
- Hashish Come la marijuana, ha origine dalla cannabis, ma solo dalle secrezioni resinose delle sue infiorescenze, che vengono pressate fino ad assumere forma di blocchi. Anch’essa può essere fumata, perlopiù mischiata al comune tabacco, ma si può presentare anche sotto forma di “olio”, ottenuto distillando le foglie o la resina della "cannabis", con un effetto più intenso rispetto a quello dell’hashish comune. Gli effetti dell’hashish sono simili a quelli della marijuana, ma il suo uso massiccio e continuato può provocare intossicazione con manifestazioni di tachicardia ed allucinazioni. Come per la marijuana, la dipendenza fisica è minima mentre è più elevata quella psicologica.
- Cocaina Benché le foglie della pianta da cui viene estratta (la “coca”) siano conosciute dagli indigeni dei paesi del centro e del sud America da millenni, masticata per alleviare gli effetti della fame e della fatica, la cocaina è stata scoperta solo nel 1860, ottenuta con la raffinazione delle foglie. Il suo aspetto è quello di un polvere bianca simile allo zucchero o al sale fine che viene inalata (o “sniffata”) ma anche fumata o iniettata, con un effetto più intenso, ma anche di più breve durata. Gli effetti vanno da quello euforizzante, con minore sensibilità al dolore e alla fatica, alla inappetenza. L’uso massiccio e prolungato provoca effetti di insonnia e di depressione anche se non sono mai stati riscontrati condizioni di dipendenza ed assuefazione che non siano psicologiche, peraltro piuttosto elevate.
- Oppio Ottenuto dal "papaver sonniferum", la cui coltivazione ha origine nel bacino del Mediterraneo, si presenta in forma di polvere o in forma solida. Può essere assunto per via orale oppure fumato (più raramente per via rettale in forma di supposta) e la sua assunzione può provocare un eccitamento dei centri nervosi, con conseguente euforia, oppure uno stato di serenità e di rilassatezza. Dal punto di vista fisico, il suo uso prolungato (la dipendenza fisica è piuttosto elevata) può provocare disturbi all’apparato digerente e alla circolazione.
- Morfina Principale derivato dell’oppio e quindi ottenuto anch’esso dal "papaver sonniferum" si ottiene trattando chimicamente l’oppio con soluzioni di acqua, calce ed ammoniaca, fino ad ottenere una polvere bianca o un liquido incolore. Nella sua forma chimica di cloridrato di morfina viene usata a scopo terapeutico mentre in una forma intermedia di trasformazione (che ulteriormente trattata con procedimenti chimici potrà diventare “eroina”) è un potente stupefacente che, assunto per via orale o più frequentemente iniettata per via muscolare o per via endovena, agisce sul sistema nervoso centrale, provocando euforia e annullamento della percezione del dolore. Provoca una forte dipendenza sia fisica che psichica.
- Eroina Definita scientificamente come “Diacetilmorfina” (volgarmente chiamata eroina dal tedesco “heroish”, che richiama la sua caratteristica di sostanza potente e quindi “eroica”) viene ottenuta attraverso la trasformazione chimica della morfina, a sua volta derivata dal "papaver sonniferum", ed è molto più forte, nei suoi effetti, della sostanza dalla quale ha origine. Si presenta fisicamente come polvere granulare bianca o marrone, solubile in acqua e quindi iniettabile, anche se può essere fumata o inalata. Essa provoca effetti di euforia o di depressione, diminuendo o annullando gli stati di paura, di disagio o di dolore, e rallentando pulsazioni e respirazione. Provoca una forte dipendenza sia psichica che fisica.
- Crack Ottenuto aggiungendo bicarbonato di sodio o ammonio al cloridrato di cocaina, trattati chimicamente fino ad assumere la forma di cristalli, viene fumato mescolato a tabacco o a marijuana e provoca effetti di euforia alternati a forme di depressione. Provoca dipendenza fisica e psichica.
- LSD Detto anche “acido lisergico” è un prodotto di sintesi ottenuto estraendo la sostanza attiva, il dietilamide, da un fungo della segale e si presenta nella forma di una pillola o di un piccolo francobollo (è diffuso anche sciolto nelle zollette di zucchero). È l’allucinogeno per eccellenza, provocando delle forti alterazioni nella coscienza del tempo e dello spazio. Non è provata la dipendenza fisica mentre quella psichica è legata alla tolleranza (e alla frequenza di assunzione) individuale.
- Ecstasy Scoperta agli inizi degli anni ’70 ma apparsa sul mercato nel 1985, è una delle droghe più recenti e più diffuse, specialmente tra i giovanissimi. Composto chimico derivato dall’amfetamina, presente in diverse varianti e quantità di dosaggio della sostanza attiva con effetti diversi sia psichici che fisici, si presenta sotto forma di piccole pastiglie di varie forme e colori. L’assunzione, per via orale, prova una esaltazione delle sensazioni fisiche, un forte stato di euforia, una tendenza alla socializzazione e uno scardinamento dei freni inibitori. Essa inoltre rimuove gli indicatori fisiologici del senso di stanchezza e di appetito (effetto della presenza di amfetamina). Non provoca assuefazione fisica ma può provocare effetti collaterali come nausea e vomito, oltre a collassi cardiocircolatori.






