NON è VITA QUELLA DIETRO ALLO SCHERMO
INTRODUZIONE
L’intento di questo fascicolo non è quello di darvi idee che non sono vostre, ma è quello di darvi delle informazioni utili ad accendere dibattiti che possano portarvi ad una crescita e a una conoscenza diversa da quella che avete avuto finora, una conoscenza che vi renda cittadini del mondo con un pensiero, una personalità e una mente vostra, in grado di criticare e di capire ciò che vi viene detto e proposto. Questi dati servono per farvi ragionare su quali possono essere le influenze dei social network sullo studio e sullo sport.
SPORT
Fare attività sportiva, in età adolescenziale (dai 14 ai 18 anni), non solo influisce positivamente sulla crescita, sulla formazione del nostro fisico, ma soprattutto favorisce una serie di processi che, in parte, possono determinare lo stato di salute della vita adulta.
Spesso si pratica sport per svagarsi e distogliere la mente dalla scuola e dai problemi. L’età ideale per iniziare un’attività sportiva generica è cinque, sei anni, quindi all’inizio della scuola elementare. Prima dei dodici anni è consigliabile fare uno sport che sia gioco e divertimento e che sviluppi tutte le qualità fisiche e coordinative. Solo dopo i 12 anni l’allenamento può essere rivolto a un particolare sport, fino all’allenamento specialistico. Lo sport di squadra, per di più, aiuta anche a socializzare, a mettersi in relazione con altre persone, e questo permette la formazione di un individuo avente una personalità forte e soprattutto in grado di comunicare e di esprimersi ad altri senza timori. Inutile dire che ogni tipo di attività fisica, soprattutto se praticata agonisticamente, rende l’atleta più competitivo e capace di affrontare quelli che in futuro saranno i problemi esterni allo sport.
Però il numero di adolescenti che non praticano alcuno sport è in crescita e le statistiche rivelano che un adolescente su quattro non pratica alcuna attività sportiva e chi la pratica dedica un tempo assolutamente insufficiente.
I ragazzi sono sempre più interessati a cellulari, computer e play station (si calcola che un bambino di dieci anni trascorra davanti a TV, o computer, mediamente 2 ore e mezza al giorno). Questi dati emergono da un congresso nazionale di dietologi tenutosi a Perugia nel 2006.
Da piccoli lo sport è vissuto come un gioco a tutti gli effetti, un modo per socializzare, per imparare ad ascoltare, a osservare le regole e ad avere rispetto per i compagni.
Negli adolescenti l’attenzione si sposta sull’aspetto fisico: l’altezza e una buona muscolatura per i ragazzi e il peso per le ragazze.
Inoltre, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’istituto più autorevole sulla tutela della nostra salute, conferma che malattie come il diabete, l’ipertensione, l’artrosi siano più frequenti in persone che non hanno praticato sport. Lo sport praticato sin dall’età di 5-6 anni, se accompagnato a un corretto stile di vita consente di vivere meglio e più a lungo.
STUDIO
800.000 giovani italiani hanno abbandonato la scuola precocemente; un vero esercito, dunque, di ragazzi e ragazze che pensano che la scuola non serva, che sia solo una perdita di tempo rispetto a un’esigenza forte e inevitabile di lavorare e guadagnare dei soldi indispensabili per sopravvivere in una società dove il denaro è tutto.
“Ho lasciato la scola perché non so fatto pè la scola. Io voglio i soldi in tasca». «Ho fatto parte della ‘dispersone scolastica perché ho sempre fatto casino a scuola». «La scuola è un costo per la famiglia, se ti bocciano poi l’iscrizione costa di più.”
Questo è ciò che dice chi ha abbandonato la scuola per andare a lavorare senza considerare però quali sono glia aspetti positivi di avere una cultura scolastica. Lo studio è, specialmente in questi tempi, totalmente trascurato, non ha alcun significato nella vita di molti studenti, anche se in effetti, tutto ciò che ci circonda è venuto dallo studio e dalla conoscenza di chi ci ha preceduto: macchine, cellulari, aerei, stampanti. Lo studio e lo sviluppo delle ricerche hanno permesso la creazione e il raggiungimento del benessere di cui oggi godiamo i benefici.
Lo studio e l’ assenza di ignoranza, ci insegna la storia, costruisce la coscienza di popoli e dei singoli individui, è grazie alla conoscenza che oggi possiamo definirci uomini e donne liberi, aventi dei diritti inviolabili che la società è tenuta a mantenere e difendere. È da ricordare inoltre che molti tiranni e dittatori del passato hanno fatto leva sull’ ignoranza delle masse per raggiungere il potere.
Ma un esempio di questo fenomeno lo abbiamo vissuto e visto con i nostri occhi, nel vicino Nord Africa dei regimi dittatoriali: solo la presa di coscienza da parte di ogni singolo cittadino ha reso possibile l’ abbattimento di dittatori sanguinari, solo quando ogni individuo capisce che la sua vita è ha un valore inestimabile potrà ribellarsi ai regimi e soltanto quando ogni individuo avrà un cultura potrà avere, di conseguenza, la coscienza di se stesso.
SOCIAL NETWORK
Da un’indagine condotta dalla Società Italiana di Pediatria emerge che noi adolescenti italiani siamo sempre più connessi.
Per alcuni di noi è una finestra aperta sul mondo. Nell’anno 2010 i ragazzi che hanno dichiarato di avere un profilo su un social network sono stati il 67%, con un balzo in avanti del 35% rispetto all’anno 2009 (indagine condotta su un campione di 1300 studenti delle scuole medie inferiori). I genitori sono quindi oggi chiamati ad affrontare nuovi problemi, per i quali non sempre sono preparati. Tra le nuove dipendenze legate all’uso di Internet e’ interessante segnalare il thech-abuse, cioè il bisogno di essere sempre connessi. il problema è che molti di quelli che compiono il thech-abuse, non sanno che questa dei social network è una vera propria dipendenza, curabile soltanto attraverso sedute da psichiatri o attraverso l’ utilizzo di psicofarmaci.
Un’opportunità notevole, che però può isolare dalla vita vera, e creare dipendenza. Stare connessi è ritenuto utile perché soddisfa due bisogni fondamentali della nostra età: quello di definire la propria identità tramite la relazione con gli altri, attraverso mail e uso di chat, e quello di esprimere, raccontarsi, attraverso l’uso dei social network, come Facebook, o Twitter.
Con dei mezzi, quindi, che permettono oltretutto di modellare, modificare la propria immagine sociale, al dì la delle etichette e dei giudizi del gruppo. Dietro il bisogno di stare continuamente collegati si può nascondere la paura di vivere la vita vera, e di cancellarne le insoddisfazioni.
Un altro rischio è legato al cyberbullismo, una forma di prevaricazione che consiste nel bombardare incessantemente la vittima con messaggi, foto, filmati o link imbarazzanti, volgari o minatori sulla bacheca del suo profilo, fingendo addirittura di essere la vittima e creando un profilo a suo nome su cui si
pubblicano poi contenuti compromettenti.






